Silhouette di Siena

STORIA DEL MONUMENTO

 

S. BERNARDINO DEGLI ALBIZZESCHI SULLA CAPRIOLA

E’ proprio attraverso lo Spedale di S. Maria della Scala che giunge sulla Capriola Bernardino degli Albizzeschi. Nell’anno 1400, Bernardino aveva interrotto gli studi giuridici per curare in quella istituzione gli appestati. La Sua vocazione lo condurrà nei mesi successivi ad esplorare la via dell’eremitaggio, imitando la vita dei numerosi uomini di tutte le età che fuggivano per questa scelta negli eremi antichi o improvvisati sui colli intorno alla città.

Può darsi quindi che Bernardino abbia allora conosciuto il vecchio Stricoccio e il suo eremo sulla Capriola, che a Lui sarebbe toccato trasformare in fondazione conventuale. Come infatti la vocazione bernardiniana si trasforma nei due anni successivi in direzione di una ben precisa e determinata scelta di esistenza claustrale, così il Colle della Capriola, scelto a tal fine dal giovane francescano, diverrà da uno dei tanti eremi sui colli di Siena il luogo di una realtà conventuale destinata ad un grande sviluppo architettonico nei decenni successivi.

La rinuncia ai pasti di cicerbita cruda (dieta fissa dei tanti romiti) attuata dall’Albizzeschi in favore di una vocazione francescana orientata verso il movimento della Regolare Osservanza (vedi appendice), va di pari passo con lo svilupparsi della vocazione di predicatore, in armonia con la presenza in Lui di eccezionali capacità intellettuali, subito del resto notate dai Superiori che presenziarono l’entrata di Bernardino nell’Ordine dei Frati Minori, nell’anno 1402. Si tratta di un passaggio di straordinaria importanza non solo nella storia dell’Ordine e nella biografia del Santo, ma anche nella storia della cultura senese.

E’ certa l’influenza che le prediche bernardiniane ebbero da un lato nella formazione del particolare ambiente umanistico senese, dall’altro sulla stessa organizzazione sociale della città. Si pensi per esempio all’immediato diffondersi dell’immagine stessa del Santo nella pittura della seconda metà del quattrocento, all’importanza assunta dal celebre monogramma con il Nome di Gesù nella simbologia ufficiale dello stato senese e alle leggi del 1425, sicuramente influenzate dalle prediche bernardiniane, volte a colpire corruzione dei costumi, usura, bische ed eccessivi fasti del vestire.

Accanto a queste visibili tracce, rimane comunque, come più profondo retaggio intellettuale, la creazione di corsi predicati non certo ispirati alla pura inventiva drammatica, quanto nati sulla base di conoscenze vaste e profonde delle Scritture e di capacità esegetiche sorte dalla continua frequenza dei testi. In tal senso, la predicazione bernardiniana dà inizio a Siena ad un ambiente intellettuale di tipo umanistico dalle marcate peculiarità rispetto alla grande stagione quattro-cinquecentesca fiorentina e romana, ed orientato verso una ricerca autonoma di indubbio interesse per la storia della cultura oltre che per quella devozionale.

Bernardino richiede allo Spedale della Scala il romitorio di S. Onofrio sulla Capriola nel 1404, e ne ottiene la concessione anche per la fama già solida che la Sua persona riscuote, in aggiunta ai meriti conseguiti anni prima da giovane studente nella cura degli appestati. L’anno successivo è ormai presente sul luogo una prima comunità di Frati Minori che seguono la Regolare Osservanza, abbracciata da Bernardino al Suo ingresso nell’Ordine. E’ dunque dal 1405 che possiamo parlare di un convento dell’Osservanza sulla Capriola, anche se il luogo sarà per almeno due decenni dedicato ancora a S. Onofrio e poi, per volontà del Fondatore, alla Vergine Assunta. Qui Bernardino risiederà abbastanza regolarmente durante i Suoi soggiorni senesi e soprattutto svolgerà fin dagli inizi la Sua opera di fondatore e organizzatore della nuova comunità. I soggiorni di Bernardino sulla Capriola coincidono con le date delle grandi prediche nella città.

I primi saggi sono riconducibili proprio agli anni 1405-1406: subito dopo doveva iniziare un’attività di apostolato e di predicazione regolare. Sappiamo di prediche nella Cattedrale e a S. Francesco, nei lunghi periodi trascorsi a Siena prima della partenza, nel 1417, per l’Italia settentrionale. Dal 1425 abiterà di nuovo a lungo sulla Capriola, in coincidenza con le celebri predicazioni degli anni 1425-1427 (sono le prediche in S. Francesco e nel Campo, raffigurate da Sano di Pietro nelle tavole conservate nel Capitolo della Cattedrale e da Neroccio di Bartolomeo Landi in una tavola nel Palazzo Pubblico).

Dal 1425, il monogramma con le lettere I.H.S (Iesus Hominum Salvator, Gesù Salvatore degli Uomini) racchiuse in una raggiera, è posto nella facciata del Palazzo Pubblico, a testimonianza dell’importanza cittadina della predicazione bernardiniana e in corrispondenza con l’interesse che lo stato senese mostra per lo sviluppo del convento sulla Capriola: dal 1423 al 1430, con contributi pubblici, viene eretta la prima chiesa, la cui facciata era ubicata nella posizione di quella attuale (segni di questo manufatto furono visibili tra i mattoni pericolanti della facciata successiva semidistrutta dal bombardamento del 1944) e la cui pianta, compresa la cappella dell’altar maggiore, doveva occupare in lunghezza i limiti della navata fino all’attuale arco trionfale, ed estendersi in larghezza per circa la metà dell’attuale navata. Sull’altare maggiore, lo stesso Bernardino aveva fatto disporre una grande pala con un’immagine della Madonna, da attribuirsi al Sassetta, scomparsa probabilmente nel seicento e riproducente l’affresco venerato dal Santo sopra l’antiporto di Camollia.

Viene anche ampliato il primitivo complesso conventuale, con la costruzione di celle intorno ad un piccolo chiostro nella zona dell’attuale chiostro centrale (sul lato ovest della chiesa, a destra per chi ne guardi la facciata) e con alcuni annessi tra cui un refettorio, unico manufatto ancora strutturalmente esistente come sala parrocchiale e per il pubblico del teatrino (vi si accede ora dal chiostro cinquecentesco). Tra le varie vicende della Sua vita, il Santo abiterà per lunghi periodi alla Capriola negli anni successivi, predicando ancora in Siena. Se ne allontanerà nel 1444, diretto a L’Aquila, dove arriverà poco prima del sopraggiungere della morte (vedi appendice). La cella del Santo, ricostruita nel luogo attuale dopo vari spostamenti, ne conserva gli indumenti originali, restituiti al convento dopo la morte, e poco altro. Resta invece sul colle l’impronta data dal Fondatore al convento dell’Osservanza e il suo particolare rapporto con la città dei tre colli: tale spirito sarà rispettato nella prima grande epoca di aggiunte strutturali al complesso conventuale, nei cento anni che seguono.


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