Silhouette di Siena

STORIA DEL MONUMENTO

 

LE GRANDI AGGIUNTE QUATTRO-CINQUECENTESCHE

Ogni aggiunta degli architetti di questi secoli agli edifici più modesti del tardo medioevo è un tentativo di interpretare a fondo i motivi dell’esistenza del monumento: chi metterà mano a trasformare l’Osservanza dopo la morte del Santo, la Sua canonizzazione (1450) e la dedica a Lui della Chiesa appena consacrata sulla Capriola (1451), non verrà meno a questa vocazione. L’esistenza dell’Osservanza di Siena si lega subito al senso di continuità con il ruolo avuto dall’Albizzeschi nella storia dell’Ordine dei Frati Minori. Abiteranno nel convento numerosi continuatori della vocazione all’apostolato di predicazione, figure dotate di profonda cultura e legate alle grandi correnti del dibattito filosofico e teologico. Anche attraverso il loro peregrinare tra conventi e città, la comunità senese si inserirà presto organicamente nella costellazione dei conventi dell’Osservanza francescana.

E’ opportuno ricordare qui solo alcune personalità a titolo di esempio, come i Santi Giovanni da Capistrano e Giacomo della Marca, per il loro sodalizio spirituale con Bernardino e il ruolo nell’Ordine; Alberto da Sarteano e Ludovico di Pietro Landini, predicatori valenti ed umanisti; infine Petruccio d’Andrea Caturnini, che nel 1476 sarà tra coloro che esamineranno il progetto della nuova basilica. Si svilupperà inoltre nel convento, a testimonianza delle competenze filologiche e del rispetto per i testi dello stesso fondatore, uno scriptorio di tutto rilievo nel quattrocento toscano, che accoglierà l’opera di insigni miniatori, come Iacopo di Filippo Torelli e Giovanni di Piero da Siena, autori delle miniature di corali e antifonari conservati nel museo conventuale (vedi appendice).

Del 1444 è la prima notizia sulla costruzione, a spese pubbliche, di una biblioteca. Nell’anno 1460 papa Pio II (il senese Enea Silvio Piccolomini, dotto umanista) soggiorna sulla Capriola e tiene concistoro nel convento. Sembrano essere molto lontani i giorni in cui l’Albizzeschi cominciava a trasformare un modesto eremo in convento dell’Osservanza francescana o quelli in cui lo stesso Bernardino doveva temere l’istruttoria da parte della curia romana per sospetti di eresia nella predicazione del Nome di Gesù.

La fondazione bernardiniana sulla Capriola è ormai pronta per uno sviluppo architettonico che faccia corrispondere la veste esteriore e la complessità della struttura al ruolo che la comunità monastica va ricoprendo nella vita dell’Ordine e al prestigio spirituale assunto nella vita cittadina. L’inizio di questo sviluppo è legato al nome del nobile senese Pier Paolo d’Ugolino Ugurgieri. Già guardiano all’Osservanza, ed ora, nel 1474, vicario della provincia francescana di Toscana, l’Ugurgieri presenzia un capitolo tenutosi a S. Lucchese di Poggibonsi, del quale ci rimane iscritta a verbale una precisa relazione sui criteri fissati per l’ampliamento della chiesa sulla Capriola, con l’indicazione di caratteristiche estetiche e dimensioni che siano ispirate alla regola francescana e di conseguenza evitino omne superfluità in grandezza e in curiositade de pietre concie e dipenture.

Il capitolo delibera l’inizio della costruzione, fissa con precisione le dimensioni della navata, del coro e della cappella dell’altar maggiore e lascia libera la determinazione dell’altezza secondo richiede la rasgione di detto hedificio. Vengono infine nominati dei frati architectori, sotto la direzione dei quali iniziano presto i lavori, visto che l’anno successivo già si richiede un cospicuo finanziamento (prontamente concesso) al comune, alludendo al già intrapreso ampliamento della chiesa bernardiniana.

I lavori proseguono per oltre quindici anni: si sfruttano all’inizio mura e strutture della primitiva chiesa, ampliandola verso est e verso la città. Si conoscono anche resistenze da parte di alcuni frati contrari all’ampliamento in nome della conservazione intatta del luogo bernardiniano. Non è del tutto precisato invece il ruolo che, accanto ai frati architettori e fabbricieri, assumono i due architetti di chiara fama che sicuramente pongono mano alla costruzione della nuova chiesa. Francesco di Giorgio Martini deve aver collaborato alla revisione dei criteri del capitolo di S. Lucchese prima del suo trasferimento ad Urbino nel 1477 e deve aver periodicamente collaborato alla fabbrica sulla Capriola durante alterne presenze a Siena nel periodo urbinate, occupandosi poi delle rifiniture ornamentali dopo il suo definitivo ritorno a Siena nel 1489. Insieme a lui certo sarà sempre stato il discepolo e collaboratore Giacomo Cozzarelli, autore dei successivi ampliamenti conventuali.

Possiamo pensare ad una continuità di ispirazione architettonica nei lavori garantita dai frati architettori, tanto abili nella conduzione quotidiana della fabbrica, quanto capaci di seguire gli indirizzi della moderna rinascenza inseriti nel progetto dal Martini. Il nuovo edificio si dispone così a rappresentare la modesta eleganza dell’Ordine mentre d’altra parte entra, per effetto del tocco martiniano, in una rete ideale di realizzazioni rinascimentali tra le quali è opportuno citare le realizzazioni martiniane di S. Bernardino a Urbino e del Calcinaio ai piedi di Cortona.

Molti i problemi che vengon fuori durante la fabbrica, che deve concludersi non prima degli anni novanta: è probabile che proprio dalla proposizione dei problemi tecnici rilevati dai frati che dirigevano i lavori, la sagacia architettonica di Francesco di Giorgio abbia escogitato le soluzioni di sobria eleganza francescana tipiche dell’Osservanza. Senz’altro soddisfatto della vista della Capriola con il profilo trasformato dalla nuova chiesa, il Martini sceglie di trascorrere gli ultimi anni della sua vita in prossimità del Colle e ne elegge la cripta a sua sepoltura. La cripta stessa, del resto, è frutto di un inserimento non presente nel progetto originario, forse imposto dalla questione delle fondazioni delle strutture della nuova chiesa sul fianco est della primitiva, in uno scoscendimento ancora evidente del terreno.

L’inserimento ai lati della navata delle otto cappelle è invece determinato dalle necessità del culto: l’eccessiva complessità dell’edificio viene subito compensata dalla realizzazione in muratura dei semplici altari e dall’abbandono del progetto di costruzione di cappelle laterali nel presbiterio, che invece rimarrà un ambiente ispirato a semplice linearità, sottolineata poi dalla scelta degli scanni in legno nei due fianchi. Le parti aeree del fabbricato, la cui forma non era dettata dalle primitive intenzioni, vengono interpretate negli esterni secondo i canoni della ormai affermantesi architettura rinascimentale (facciata con timpano, linee con dentellato che corre sulle coperture in laterizi) e negli interni come continuazione dei modesti ornamenti in intonaco grigio delle arcate delle cappelle: tutta la parte soprastante è infatti scandita dall’evidenziarsi in grigio delle linee strutturali (trabeazione e arcature delle volte) sul dominante bianco opaco della calce. Anche l’aggiunta della copertura a tamburo della cupola (originariamente con estradosso in vista), risulta consona ad un canone stilistico cinquecentesco presente in Siena (S. Spirito) ma è forse escogitata come soluzione ad un problema di protezione della cupola originaria.

In via di ultimazione il progetto della chiesa, gli anni a cavallo tra quattro e cinquecento vedono iniziare le aggiunte al convento, legate al nome di Iacopo Cozzarelli, certamente già collaboratore del Martini. L’Osservanza ha ora una chiesa con una imponente facciata classica che guarda verso il Chianti, ma con una cupola sottesa dalle lesene della cappella dell’altar maggiore e un campanile (certo meno imponente dell’attuale) che segnalano la Capriola ai senesi come mai prima. La cripta poi è insolitamente orientata in senso contrario alla navata soprastante: l’ingrandimento del convento dovrà continuare ad interpretare questo dialogo con la città, a testimonianza del rispetto per quel Fondatore, che aveva abitato e rese venerande le mura che ora si trasformano.

E’ in questo momento che si dirige sull’Osservanza l’attenzione di un committente particolare. I senesi stanno assistendo alla irresistibile ascesa del potere di Pandolfo Petrucci: un signore che incarna machiavellici ideali di lotta politica e che riesce a destreggiarsi con successo nella complessa situazione delle signorie locali e dei potentati europei che si accaniscono per il dominio delle regioni italiane. Pandolfo, mentre assume spesso ruolo di dominatore di Siena, sa alternare alle esibizioni del prestigio personale e familiare atteggiamenti di sobrietà e di semplice eleganza, così come modula le violenze e gli spregiudicati legami con la nobiltà con momenti di più civile adesione alla causa cittadina. Il Cozzarelli, chiamato ad interpretare la passione di un tale personaggio verso il convento della Capriola, riuscirà ad imprimere i simboli della committenza pandolfiana senza offendere lo spirito francescano del luogo e senza alterare l’eleganza martiniana della prima fabbrica.

Seguendo gli stessi criteri adoperati per la progettazione del Palazzo del Magnifico (residenza cittadina di Pandolfo), aggiungerà al convento una loggia e un chiostro non interni agli edifici esistenti, ma affacciati sulla valle e su Siena, a completare quel complesso monumentale che aspira a ricordare ai senesi l’astanza del colle di Bernardino. Tra la loggia e la chiesa, il Cozzarelli progetta un’aula capitolare ed una sagrestia costruita sopra un locale accanto alla cripta individuato da Pandolfo come mausoleo della propria famiglia: le ambizioni del Magnifico (così pericolose per lo spirito francescano) ed i suoi simboli araldici vengono citati nella sagrestia soprastante con tale sommessa insistenza, da soddisfare il committente senza tradire la spiritualità del luogo, così come il palazzo cittadino mostra i segni della signoria sulla città con tanta sobrietà da non offendere i passanti, pur mentre le violenze del signore offendono i suoi avversari.

Il convento dunque all’inizio del nuovo secolo consta, a partire dal lato sud (verso la città) delle aggiunte pandolfiane e della parte centrale bernardiniana, disposta intorno a due piccoli chiostri che occupano la zona dell’attuale grande chiostro centrale. Gli ampliamenti proseguono a partire dal 1505, per volontà di fra Timoteo Medici da Lucca, guardiano dell’Osservanza, con la costruzione, a settentrione della parte antica bernardiniana, dei locali adibiti a foresteria ed infermeria, disposti intorno ad un nuovo chiostro (quello ancora esistente) con arcate in cotto che sul lato sud si addossa al vecchio refettorio (restaurato in quegli anni dal figlio di Pandolfo) e verso nord completa lo sviluppo del convento in senso longitudinale con i locali per l’accoglienza. Anche il lato occidentale (quello opposto alla chiesa) comincia ad avere il carattere di lunghissima estensione, che conserva per chi lo osservi dalla parte di Scacciapensieri.

Ad eseguire i lavori in questo caso sono senz’altro i frati architettori, e dopo la morte di fra Timoteo la fabbrica sarà portata avanti e terminata nel 1518 sotto la guida di fra Girolamo di Niccolò Benvoglienti, con oblazioni, oltre che di altri nobili, di Aurelia Borghesi, vedova di Pandolfo (morto nel 1512). Occorre inoltre far cenno all’ultima aggiunta cinquecentesca, quella cappella della S. Croce, voluta dal notaro Giovanni Pieri accanto al vecchio chiostro di S. Bernardino, che scomparve alla fine del secolo successivo insieme alle altre strutture bernardiniane e agli affreschi che conteneva: la tavola con Crocifisso e Santi del Riccio, dipinta per questa cappella, si trova ora nella terza cappella di sinistra della chiesa.


Basilica dell'Osservanza
Strada dell'Osservanza, 7
53100 - SIENA
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