Silhouette di Siena

Il bombardamento della Basilica

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Cronaca del bombardamento - 23/01/1944 - ore 12:00
Confronto fotografico tra la Basilica bombardata e la Basilica oggi  
 

 


 

CRONACA DEL BOMBARDAMENTO - 23/01/1944 - ORE 12:00

Dal libro cronache del Convento (pag. 128 e seguenti) - Anno 1944
Cronista P. Angelico Lazzeri.

Il 23 gennaio rimarrà segnato a caratteri di morte nelle pagine di queste cronache. Era domenica e la vita conventuale e parrocchiale si svolgeva col solito ritmo religioso e apostolico e nessun indizio poteva turbare il regolare cammino della nostra vita. Alle ore 12 precise mentre ancora suonava la campana maggiore del nostro campanile, un sibilo di sirena si diffondeva nel l'aria per dare, per l'ennesima volta, il segnale d'allarme alle popolazioni insidiosi sul nostro cielo. Come sempre avemmo l'impressione che il pericolo non ci minacciasse da vicino, solo i cento e più apparecchi ronzanti ne W aria attiravano la curiosità per la loro vicinanza. Dopo un quarto d'ora di assordante rombo la realtà deluse le speranze perché una pioggia di fuoco e di ferro piombò inaspettata sopra l'inerme nostra zona e in particolare sopra la nostra Basilica, la Sacrestia e il Convento.

Non eravamo preparati a tale tristissima azione di morte: i religiosi furono sorpresi nelle varie parti del Convento e dell' orto, essendo in attesa del ritorno dei Chierici recati si a Vignano per prestare servizio di canto alla festa patronale di S. Agnese, che là si celebrava. Sembrò che la morte ci avesse ormai colpiti per non rivedersi mai più tra le mura del convento che pareva sfasciarsi agli urti formidabili delle bombe che piovevano ovunque. Tre le ondate della furia devastatrice e da ognuna noi fummo offesi. Per dieci minuti circa il fuoco cadde micidiale sopra di noi, ma ai nostri spiriti sembrò un secolo di prova, la più atroce.

Tra il timore e il denso fumo che aveva invaso tutta la casa e avvolte le nostre persone, una cosa tremenda si prospettò ai nostri occhi in lacrime: la bella Basilica, cara al cuore di tutti era avvolta in una nuvola di esplosivo e di calce e andava frantumandosi coi tesori artistici e le sue eleganti linee.

Era una lunga storia di amore e di sacrifici, di dolori e di prove che si stroncava e ci rendeva privi della Casa di Dio, dove tante generazioni francescane avevano gareggiato nelle lodi al Signore e nella salvezza dei fratelli.

Il turbine ci aveva dispersi. Quando ci riunimmo tutti eravamo stati provati dalla triste realtà del bombardamento ma il Signore, per l'intercessione di San Bernardino, aveva operato un grande miracolo: eravamo tutti salvi. Solo P. Celso Nottolini aveva riportato ferite alle mani e all'orecchio destro con la perdita dell'udito e il domestico Leoncini Raffaello, trovandosi allettato per il broncopolmonite, era ferito leggermente.

Colla Basilica andava completamente distrutta anche la Sagrestia di Pandolfo Petrucci e rimaneva sepolta tutta la suppellettile sacra in essa conservata. Andavano pure distrutte, sotto le macerie della Chiesa la stanza di Comunità prospiciente l'orto del Curato mentre restavano gravemente lesionate e scoperchiate le altre adiacenti e il corridoio che dalla Sagrestia portava alla porta d'ingresso. In questo rimaneva illesa la Cella di San Bernardino.

Ecco il triste quadro della Basilica dopo il bombardamento.

Il coro totalmente sparito e sotto l'arco trionfale di esso un grosso masso sembrava troneggiare sopra i resti informi dell' organo che si trovava appoggiato dietro l' Altar Maggiore. Nel Presbiterio la cupola era franata e con sé aveva sepolto il ricco Altar Maggior nel quale si conservava il Santo Sacramento.

Le pareti laterali erano rimaste in piedi, ma con forti lesioni: gli stucchi di Francesco di Giorgio, rappresentati i quattro Evangelisti erano scomparsi nelle macerie. Così nella navata della chiesa i grandi archi erano spezzati, le volte col tetto franate, frammenti degli stucchi artistici apparivano ancora al loro posto, ma le terracotte di Luca della Robbia erano perdute tra i sassi, che, sfondato il pavimento, giacevano nella Cripta sotto stante. Qui era ancora allestito il presepio e le grandi statue sparirono sotto i detriti della Basilica. Le cappelle laterali rimasero sventrate dallo spostamento dell'aria e le pareti esterne caddero al di fuori della Chiesa, portando con sé i quadri ivi appoggiati.

Così fu del Crocefisso da poco restaurato, attribuito al Jacopo Cozzarelli, così del non mai abbastanza rimpianto capolavoro di Andrea della Robbia, che giaceva in frantumi al di fuori della sua cappella ( sembravano piangere quei Santi e quegli Angeli staccati dal loro Signore e dalla Vergine Assunta, intorno ai quali avevano per tanti anni cantato e osannato nell' espressione più pura del genio italiano ). La Pietà del sec. XV in terracotta rimase sul suo altare, ma colpita miseramente dalle rovine della volta soprastante; la Centina Robbiana che ornava l'altare di San Bernardino stranamente non riportava lesioni. Le pareti maestre della Basilica rimasero in piedi più o meno lesionate mostrando gli archi aperti delle cappelle, come occhi grandi pieni di pianto. Solo l'arco della cappella di S. Antonio era spezzato, portando il segno evidente della bomba che lo colpiva. Tutta la suppellettile di Chiesa periva tra le rovine.

Nella segretaria il quadro si presentava non meno triste che nella Chiesa. Era tutto distrutto. La parete che reggeva la magnifica Pietà era rimasta in piedi per miracolo in condizioni miserevoli, al cui centro appariva composta, ma mutila in più parti, la terracotta di Jacopo Cozzarelli. I ricchi panconi in noce, lavorati dal Barili, in parte erano spariti ed alcuni affioravano pendenti verso la Cripta della Sagrestia, dove il tutto era sprofondato.

Il Convento aveva riportate le sue ferite. Una bomba, caduta nel Chiostro grande, aveva sconvolto il piazzale, la cisterna e il pozzo centrale, riducendone in frantumi la decorazione. Due altri ordigni di grosso calibro, piombati nella parte sud del viale di facciata del Convento, lesionarono leggermente il Refettorio, più gravemente le stanze attigue e quelle del piano superiore. Le schegge, i detriti, lo spostamento dell'aria, il lancio di blocchi di terra causarono la rottura dei tetti, dei vetri, di infissi e varie volte del piano superiore caddero o rimasero fortemente lesionate. In ogni parte del bosco e del campo racchiusi dentro i muri della clausura erano seminate bombe per un complessivo numero di trenta. Danni da lamentare alle piante del bosco, ai campi seminati di grano e di ortaggi, ai muri di cinta. Solo il campanile rimaneva intrepido e forte tra l'infuriare della tempesta, simbolo di resurrezione e di nuova vita.

La sciagura, che piombava ingiustamente sopra il Convento e la Basilica, si estese al territorio che dalle Scotte va fino alla Parrocchia di Certosa e su un raggio che si estende tra Ventena e la Scuola delle Volte. Rimase distrutta la villa la Vigna-Ventena e parzialmente danneggiate numerose case a Ventena. Il villino di Scacciapensieri e la casa attigua alla Villa selva, completamente distrutti. Case fortemente danneggiate a Malavergata, alla di Legno, a San Crescenzio. Questo nel territorio della Parrocchia, della quale sono da rimpiangersi dieci morti e molti feriti.

Era appena cessata l'azione del fuoco che da ogni parte accorsero aiuti; squadre di soccorso composte di borghesi e di soldati, i vigili del fuoco ed altre istituzioni furono presto al Convento insieme alle Autorità e a tanti umili cittadini e parrocchiani che abbiamo veduti piangere su tanta sciagura. Tra le Autorità ricordiamo S. E. l'Arcivescovo, il suo Vicario Generale, molti Parroci del vicinato e della città, i superiori degli Ordini religiosi, il Capo della Provincia, il Podestà e tanti altri.

Tra tanto dolore ci fu di somma consolazione l'interessamento dell'Autorità e dei privati per accoglierci e aiutarci nelle ristrettezze del momento. Mancavano infatti tutti i vetri alle finestre, i tetti erano lesionati, mancavano l'acqua e la luce: fu necessario che molti per alcune sere andassero a dormire fuori Convento. Anzi per queste ragioni per tranquillizzare gli animi agitati e per dar modo di applicarsi più agevolmente allo studio fu stabilito di inviare i Chierici a San Vivaldo, dove furono trasportati per interessamento dalle Autorità civili.

I Padri rimasti, n. 15 e i fratelli laici si accomodarono in gruppi nelle camere del primo plano.

Fu ripresa ben presto la vita di comunità, le scuole rimasero sospese, incominciò subito il recupero delle suppellettili sepolte. A questa cooperarono uomini inviati dalla Sovraintendenza ai Monumenti ed i religiosi che dietro l'esempio del Padre Guardiano prestarono solerte aiuto nelle contingenze speciali del Convento. La Cella di San Bernardino e la Cappella del Seminario furono il primo rifugio per ritrovarsi insieme nella Casa de Dio e per la celebrazione dei Divini Misteri.

Per il popolo in un primo momento fu allestito un altare in una aula delle scuole comunali della Volta, ben presto però i locali delle associazioni femminili di A. C. furono trasformati in una piccola Chiesa dove i sacri Misteri vengono celebrati in tre Altari ivi eretti, tra la gioia del popolo che ritornò volentieri a pregare sul Colle devastato della Capriola.

Il 21 febbraio furono ritrovate le Sacre Specie. Parte di esse furono consumate, parte gettate nel Sacrario, dato il loro stato di mancata conservazione.

Furono raccolti i resti dei quadri artistici e gelosamente nascosti in luoghi più sicuri. Il tesoro del museo A. Castelli, già messo in salvo dal Giugno precedente e rimasto illeso insieme ad altri paramenti preziosi fu preso in consegna dalla sovraintendenza e trasportato in ricoveri da essa costituiti per la salvezza di opere artistiche.

L'urna delle reliquie di San Bernardino rimase salva nel suo loculo, ma sepolta sotto le macerie della sagrestia. Rimosse dette macerie per poterla asportare, in una notte durante questo lavoro, una mano sacrilega tentò (ma invano) di forzare il massiccio usciolo per derubarla. Anch'essa presa in consegna dal Podestà di Siena, è stata messa in salvo in un forte rifugio per essa preparato nel Palazzo Pubblico della città. E' chiusa con due chiavi come fu fatto nell'anno scorso.

La Sacra suppellettile, rimasta sepolta sotto le macerie della Sagrestia, pian piano ritorna e in buone condizioni nelle mani degli scavatori, per riprendere il suo posto nella Casa di Dio. La peggiore delle condizioni è toccata ai Reliquiari in legno dorato del secolo XVIII, destinati agli altari laterali. Detti Reliquiari si conservano sotto l'altare della Cappella attigua alla Sagrestia andata completamente distrutta.

Siamo ai primi di marzo, gli allarmi aerei vanno intensificandosi, i pericoli si fanno sempre più seri, perché la periferia di Siena è stata già bersagliata da aerei per più volte.

La stazione ferroviaria è già distrutta dall'8 Febbraio.

Per evitare il continuo e logorante fuggire dei religiosi in rifugi anti-aerei, costruiti dai coloni nelle nostre vicinanze e soprattutto per una maggiore sicurezza personale, il Padre Guardiano propose la creazione di un sicuro rifugio nel bosco del Convento, che fu prestamente attuato modificando ed ampliando una grande buca scavata nel tufo. La galleria verticale si inoltra sottoterra per circa metri venticinque avendo sopra uno strato di terra che va da un minimo di metri dieci ad un massimo di metri diciassette. I religiosi con questo ricovero si sentirono più sicuri tra le atrocità di questa micidiale guerra, che obbliga i civili ad ore ed ore di permanenza forzata nei rifugi . Come nella vita sociale così anche in quella religiosa l'attività giornaliera subisce una stasi forzata e pesante.

La settimana di Pasqua segna una fase di inasprimento nella condotta della guerra aerea nella regione senese. La stazione ferroviaria subisce nuove incursioni aeree. Nel pomeriggio del 14 Aprile il Convento è nuovamente colpito da due ordigni potentissimi, uno dei quali cade nel bosco, l'altro nel viale antistante il Convento, quasi al centro del Fabbricato.

I religiosi sono ricoverati nel rifugio e sono salvi da ogni pericolo. I danni materiali invece sono ingenti, procurati soprattutto dal grande spostamento di aria. La scala esterna per scendere nell' orto è distrutta, il muro del piano terreno viene sventrato, sfondata la volta e fatta precipitare la stanza del primo piano. Al piano superiore un grande squarcio è prodotto nella faccia colla rovina quasi generale delle volte delle camere e in parte del corridoi centrale. I tetti, i vetri e gli affissi riportano maggiori danni che dal primo bombardamento. Notiamo che il tetto era stato già riparato dal Genio Civile dai danni subiti il 23 Gennaio ultimo scorso.

Tanto più infuriava la tempesta bellica intorno a noi e tanto più ci sentivamo legati alle mura mutile del nostro Convento desiderosi di ripararne le ferite e di attuarne in pace la più luminosa resurrezione a Gloria di Dio e a onore del suo Servo San Bernardino.

Abbassiamo umilmente la fronte e accettiamo di celebrare così il V Centenario della sua morte Beata.                

 


 

CONFRONTO FOTOGRAFICO TRA LA BASILICA BOMBARDATA E LA BASILICA OGGI

La Basilica in origine

   

Fronte dela Basilica bombardata

Fronte dela Basilica restaurata

   

La Basilica bombardata vista dalla corte interna

La Basilica restaurata vista dalla corte interna

   

Parte del transetto e della cappella 4 della Basilica bombardata

Parte del transetto e della cappella 4 della Basilica restaurata

   

La cappella 2 della Basilica bombardata

La cappella 2 della Basilica restaurata

   


 


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