Silhouette di Siena

APPENDICI

 

6. Illustri personaggi che furono sepolti all’Osservanza

Francesco di Giorgio Martini

Nato a Siena nel 1439, inizia la sua attività come pittore, insieme a Neroccio di Bartolomeo, dopo una formazione nella bottega del Vecchietta. Studia a fondo i monumenti antichi di Roma (ci rimangono due suoi taccuini di schizzi). Pare ben presto in grado di assorbire le innovazioni donatelliane nella scultura (statuta di San Giovanni nel museo dell’Opera del Duomo). Nel 1477 è ad Urbino, al servizio di Federico III di Montefeltro, per portare a termine il palazzo ducale iniziato dal Laurana. Federico e il figlio Guidobaldo commissioneranno al Martini oltre cento progetti di ingegneria civile e soprattutto militare: una vastissima zona delle marche è caratterizzata nel paesaggio dalle rocche da lui costruite o restaurate secondo criteri innovatori, da Sassocorvaro a Mondavio a S. Leo. A Urbino disegna il Duomo e la chiesa di S. Bernardino, a Jesi il palazzo della Signoria. E’ con lui il discepolo e collaboratore Iacopo Cozzarelli. Nel 1484 disegna per Cortona, la città del Signorelli, la chiesa del Calcinaio, mentre ormai la sua fama gli procura commissioni nell’Italia del nord e del sud per disegni di opere architettoniche originali o restauri di prestigiosi monumenti. A questa straordinaria attività, si aggiunge quella di trattatista e di scultore in bronzo (angeli del duomo, Flagellazione di Perugia, Deposizione di Venezia) e in legno (il Battista nel museo dell’Opera del Duomo). L’opera pittorica è legata alla città di Siena, con la prima opera di sicura datazione, costituita proprio dalla miniatura del codice del De Animalibus di Alberto Magno all’Osservanza (1462), e proseguendo con i pannelli di cassone con storie bibliche e le pale con Incoronazione della vergine e Natività ora in Pinacoteca e con l’Adorazione dei Pastori in S. Domenico. Dal 1498 è capomastro del Duomo e torna stabilmente nella Siena ormai dominata da Pandolfo, abitando una sua tenuta dalle parti del convento dell’Osservanza, dove muore nel 1501. E’ probabile che abbia ispirato o diretto comunque revisionato a fondo i disegni della chiesa dell’Osservanza, nella forma attualmente ripristinata.

Iacopo Cozzarelli

Nato a Siena nel 1453, pittore (unica attribuzione, la figura del Padre Eterno nella cornice della Natività di Francesco di Giorgio nella Pinacoteca), ma soprattutto architetto e scultore, sia in bronzo, che nelle terrecotte, che in legno. Fin dal 1471 collabora con il Martini, e nel 1477 lo segue ad Urbino, dove sembra si specializzi nei fregi, nei capitelli e nella lavorazione dei peducci, che esegue nel palazzo ducale. Nel 1487 tornò a Siena con Francesco e ne portò a termine gli Angeli portaceri del Duomo. Di questo periodo la Madonna di Villa a Sesta, la S. Caterina della Chiesa di S. Gerolamo, la S. Margherita di S. Matteo fuori Porta Tufi e il S. Cristoforo del Louvre. Dopo le fortificazioni di Montepulciano, si colloca l’ampliamento del convento dell’Osservanza, voluto da Pandolfo Petrucci insieme alla costruzione del proprio mausoleo. La Sagrestia del convento (vedi) è il suo capolavoro, specie se considerata insieme al Lamento, forse concepito per sovrastare alla tomba stessa di Pandolfo. Di qualche anno più tarda la Pietà di Quercegrossa. Nel 1509 viene a compimento il palazzo da lui concepito sulla via dei Pellegrini per residenza di Pandolfo e detto del Magnifico, con i suoi celebri bracciali bronzei sulla facciata. Gli si attribuiscono pietre tombali (tra le altre, quella del rettore del S. Maria della Scala Iacopo Tondi, sulla parete di sinistra del primo atrio d’ingresso dello Spedale) e altre statue e bassorilievi nella Provincia e in città (la Pietà nell’arco trionfale della chiesa dei Servi). A Pienza lavorò al consolidamento del Duomo dopo l’ancora evidente cedimento della balza. Morì nel 1515.

Guidoccio Cozzarelli

Cugino di Iacopo, nato nel 1450, inizia la sua opera con piccole commissioni dello Spedale della Scala almeno dal 1470. Tutte le prime decorazioni a fresco sono perdute. Le prime opere rimaste datano al 1481-2: si tratta delle 42 figure dei patriarchi e profeti dipinti con altri nella galleria cieca alla base della calotta della cupola del duomo di Siena e la Madonna con S. Girolamo il B. Colombini nella Pinacoteca. Negli anni successivi minia antifonari nella stessa cattedrale, raggiungendo in questa attività un altissimo livello sia per il colorismo che per l’eccezionale ambientazione delle scene negli esigui spazi. Nel 1483 esegue il disegno della Sibilla Libica nel pavimento. Dal 1483 al 1486 dipinge una Madonna e Santi e il più famoso Battesimo di Gesù per il convento di San Bernardino a Sinalunga. Da questa zona proviene anche la Madonna con Bambino, S. Margherita e S. Caterina d’Alessandria, ora a Budapest. Degli anni novanta sono la pala di Ancaiano, l’ancona di Pitigliano il S. Sebastiano della Pinacoteca di Siena. Si ricordano inoltre la Madonna e Santi nella chiesa di San Michele a Paganico, il disegno per la vetrata della Chiesa di Fontegiusta a Siena e l’importante attività di dipintore di tavolette di biccherna. Morì nel 1506 o 1507. Eccelse soprattutto come miniatore, mentre le opere di maggior dimensione, per quanto si buon livello, mostrano minor efficacia nella scelta dei colori e nei particolari del panneggio e dei chiaroscuri.

Pietro di Francesco Orioli

Esaltato da Sigismondo Tizio, storico senese, che pone la sua morte precoce nel 1496, a trentotto anni, costituisce una presenza importante nella pittura senese, ma ancora da precisare nella sicurezza delle attribuzioni. A quelle tradizionali (Cristo che lava i piedi agli Apostoli, nel Battistero e la “dipintura” nella Sala della Pace del Palazzo Pubblico), si aggiungono attualmente altre opere prima attribuite in genere al Pacchiarotto: tali opere, tra cui l’affresco dell’Osservanza, avvicinano questo artista all’ambiente di Francesco di Giorgio. La sua famiglia aveva dei possedimenti rurali vicino alla Capriola, almeno due dei quali furono lasciati al convento.

Pandolfo Petrucci

“Pandolfo Petrucci, principe di Siena, reggeva lo stato suo più con quelli che li furono sospetti che con li altri” dirà di lui il Machiavelli, che lo aveva conosciuto per ambascerie condotte a Siena al tempo del dominio pandolfiano e per essere intervenuto alle sue esequie nel 1512. Era nato nel 1452 ed aveva trascorso anni in esilio insieme alla fazione dei Noveschi. Nel 1487 era rientrato a Siena assestandosi in breve tempo alla guida della città. Alla crudeltà contro gli avversari (fece uccidere persino il suocero) e agli intrighi con cui tenne in scacco i notabili della città, seppe unire non comuni doti diplomatiche. Si destreggiò, con il suo consigliere Antonio da Venafro, altrettanto stimato dal Machiavelli, tra le minacce del re di Francia e di Cesare Borgia, contro cui partecipò alla congiura della Magione. Minacciata Siena da quest’ultimo, al sommo della sua discutibile potenza, seppe ritirarsi nel 1503 dalla città per farvi incontrastato ritorno dopo pochi mesi. Riuscì poi a muoversi abilmente anche nella politica italiana al tempo di Giulio II e dell’imperatore Massimiliano. Tenne a bada i fiorentini ma nel 1511 dovette consegnare a Firenze Montepulciano. L’Osservanza è la prova ora più tangibile del suo mecenatismo, una volta scomparsi gli affreschi di alta scuola (Pinturicchio, Genca) che ornavano gli interni del palazzo del Magnifico, a lui eretto in Siena su disegno di Iacopo Cozzarelli.

Bernardino Perfetti

Interessante testimone di una parte spesso dimenticata della cultura italiana del settecento, quella della poesia orale di improvvisazione, non priva di successo nei salotti e nelle accademie. Gli fu riservata, nella Roma dell’Arcadia, l’incoronazione poetica in Campidoglio, che era toccata, pur in un diverso contesto, al Petrarca. Il Goldoni, nei Mémoires ci racconta, in termini a dir poco entusiastici, di aver assistito a Siena ad una sua esibizione di poesia estemporanea. Lettore di diritto canonico e civile nello Studio senese, non scrisse alcun verso, nè permetteva che altri trascrivessero le sue improvvisazioni: con abili stratagemmi, diverse sue composizioni improvvisate furono trascritte durante la performance stessa: solo così possiamo stupirci della sua eccezionale capacità di comporre versi all’impronta su temi assegnati dal pubblico, che andavano dai temi scientifici a quelli pastorali a quelli religiosi. Visse in Siena dal 1681 al 1747, quando “il suo corpo accompagnato dall’assemblea dei Cavalieri di Santo Stefano colla corona poetica in testa fino alla porta della città, fu trasportato a seppellirsi nella Chiesa de’ Padri Minori dell’Osservanza un miglio distante dalle mura di Siena”. Un suo busto marmoreo sporge dalla parete del Duomo a sinistra della cappella del Voto.


Basilica dell'Osservanza
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