Silhouette di Siena

APPENDICI

 

3. Il Maestro dell’Osservanza.

E’ noto che nella storia delle arti figurative si usa una simile dizione per assegnare ad un autore anonimo, ma di norma datato ed individuato per i tratti dello stile, opere d’arte non attribuibili per via documentaria o per altre evidenze ad artisti conosciuti per nome.

Nel 1940 un emerito studioso, Roberto Longhi, dette corso ai suoi fondati dubbi per l’attribuzione tradizionale del trittico dell’Osservanza al Sassetta, preferendo dunque l’anonimato: il dubbio si originava dalla datazione posta nell’iscrizione ben visibile in calce al dipinto e recante la data 1436. Il nostro trittico, così datato, pareva troppo ancora legato al gusto goticizzante del tardo trecento e alla “bidimensionalità”, per essere posposto di quattro anni alla Madonna delle Nevi del Sassetta (ora agli Uffizi), dove già appaiono evidenti alcune innovazioni quattrocentesche.

La natura del dubbio portò Cesare Brandi a pensare ad una fase giovanile e non ancora documentata dell’attività di Sano di Pietro, quando all’ignoto maestro già si attribuivano una serie cospicua ed interessante di opere, oltre al trittico dell’Osservanza e alla sua predella (alla pinacoteca di Siena): la Pietà con San Sebaldo (ora al Monte dei Paschi), gli otto pannelli delle Storie di Sant’Antonio Abate (sparsi nei musei di Berlino, New Haven, Washington e New York), la Natività della Vergine della Collegiata di Asciano (ora nel museo d’arte sacra), i pannelli della predella con Storie della Passione (ora separati nella pinacoteca vaticana, a Philadelphia, a Cambridge nel Massaschussets e a Detroit), una predella con il Martirio di San Bartolomeo (alla pinacoteca di Siena), la pala con San Giorgio e il drago (dalla chiesa di San Cristoforo, ora nel museo dell’Oratorio di San Bernardino in piazza San Francesco).

Ben presto, quello che era stato interpretato come un attardamento trecentesco fu letto come gusto per la purezza dei colori e per i motivi decorativi, tipici dello svolgimento della scuola senese che stava prendendo tutt’altre vie rispetto alle innovazioni masaccesche. Un’arte pittorica, dunque, più arcaizzante e più aristocratica rispetto alla parallela produzione di Sano e del Sassetta.

Una nuova interpretazione delle quattro lettere hcmc dell’iscrizione in calce al trittico dell’Osservanza vi riconosce una formula testamentaria, tanto da poter considerare la data 1436 come quella della commissione dell’opera, che quindi può essere datata in anni posteriori.

Tra le ultime ipotesi formulate, il nome di Francesco di Bartolomeo Alfei (noto come artista attivo nel quattrocento, ma privo di attribuzioni) e quella di una bottega di più pittori, a cui potrebbe aver prestato opera anche Sano, non necessariamente nel periodo giovanile.


Basilica dell'Osservanza
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